iPhone cambiare la batteria costa

July 9th, 2007
Uno dei problemi del nuovissimo iPhone di Apple è la mancanza di una batteria sostituibile, cosa che ha scatenato già molte critiche tra gli appassionati.


La durata della batteria
non è una delle migliori doti che l´iPhone può sfoggiare, avendo un
autonomia piuttosto limitata utillizzando contemporaneamente le varie
funzioni di cui dispone, come video, mp3, WiFi etc.

Un altro fattore che complica ulteriormente la faccenda è la difficoltà dell´operazione di sostituzione della batteria, che sembra piuttosto complessa. Apple per rassicurare gli acquirenti, ha reso noto il programma di sostituzione della batteria:
bisogna inviare l´iPhone all´assistenza, con un costo di 79$, ai quali
bisogna aggiungere le spese di spedizione, di 6.95$. il costo totale ammonta quindi a 85.95 dollari.

Durante il periodo di sostituizione, della durata di circa una
settimana, Apple dà la possibilità di noleggiare un altro iPhone per
29$.

Bisogna sottolineare che la sotituzione della comporta la cancellazione
totale della memoria, costringendo l´utente a fare un backup totale dei
dati prima dell´invio in assistenza.

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WoW?

July 2nd, 2007

Diciamocelo: sono stati in pochi a lanciare un «wow» quando Windows Vista arrivò sul mercato dopo mesi e mesi e mesi di ritardo e attesa. Diciamocelo: il «wow» non c’è stato neppure per la PlayStation3, sebbene attesa come un vate. E diciamocelo: la storia del «wow» la si può più o meno riciclare anche con l’iPhone, con quel telefono di cui per ora non si è parlato sono nei trafiletti di cronaca nera (anche se le bombe di Londra erano in qualche modo nei paraggi dell’Apple Store e si è sfiorata dunque anche la colonna della cronaca).

Sta tutto nell’attesa. Il piacere è lì, dicevano i poeti, è tutto nell’immagine che si proietta di un dato momento. Creare attesa significa creare ansia, desiderio e bisogno. Significa mettere un oggetto davanti al cliente, ma non farglielo vedere se non un pezzo alla volta, così che l’immagine che viene ricostruita sia frammentaria. Lo stress emotivo è una componente tanto artificiale quanto necessaria. Quello che manca tra un pezzo e l’altro sarà l’utente a crearlo, come in un restauro mentale in cui inevitabilmente si cerca la soddisfazione dei propri desideri. È un procedimento attuato tutto a livello di ormoni e di sinapsi, di inconscio e appetito (meglio: golosità): se la ragionevolezza non si frappone ecco che l’utente diventa cliente quasi senza accorgersene, sentendosi parte attiva in quel successo che il «wow» instillato dall’alto descrive. Completare un’immagine frammentaria significa partecipare alla sua creazione e lega inscindibilmente committente, oggetto e cliente: trattasi di un processo tanto vecchio e conosciuto, quanto attuale e funzionante. Gli esperti lo sanno, gli utenti anche, ma il naufragar è sempre dolce in quel mare che culla i desideri e riempie di promesse high-tech.

Fifth Avenue, New York (immagini Apple)
Fifth Avenue, New York (immagini Apple)

Nel 1988 Zimmerman definì la cosa come “empowerment”, ovvero come la necessità da parte della persona di sentirsi attore principale della propria esperienza. Sui blog di commento, nelle foto in coda, nell’acquisto, nei filmati di recensione: a libero e volontario servizio di chi in quel momento sta deliberatamente cercando rumore e visibilità. In questo caso è nuovamente bastata la formuletta magica di Steve “Harry Potter” Jobs e il meccanismo si è rimesso in moto: malati di empowerment e drogati di innovazione, in tanti si son trovati in fila per poter dire “io c’ero”. Oppure “io ce l’ho”.

L’iPhone è sul mercato. Le scene di giubilo per i primi acquirenti si sommano alle immagini posticcie delle celebrità in coda ed anticipano di poche ore tutta una serie di recensioni che, telecamera alla mano, partono dallo spacchettamento del prodotto fino alle funzionalità di base ed alla prova su strada. L’incipit è il «wow», poi tutto è lasciato al marketing “user generated”: l’attesa sui blog; le code; i filmati. Ed in tutto ciò, appena una manciata di dollari investita in pubblicità.

A titolo informativo, nelle prime ore dell’iPhone:

* gravi problemi di attivazione: CNet riporta di aver dovuto attendere addirittura 39 ore prima che AT&T si decidesse a dare il via libera all’uso del prodotto;
* la scarsità che Jobs auspicava nelle prime ore non si è manifestata con troppa enfasi: i negozi sono stati carichi di iPhone per tutto il tempo e solo oggi le prime corpose segnalazioni di “sold out” iniziano a pervenire; la vendita è stata forte, insomma, ma non oltre quel limite oltre il quale si sarebbe parlato di incomparabile successo: le stime parlano di 525.000 iPhone venduti nel weekend;
* molti tra gli utenti in coda avrebbero voluto rivendere l’iPhone su eBay lucrando sulla cosa ed ottenendo così giusta remunerazione per l’impegno prestato nell’acquisto. La vendita online, però, andrebbe a rilento e non sarebbe troppo lucrosa: tra domanda ed offerta non c’è ancora una forbice così estesa da motivare un acquisto “folle” ed i più son ben disposti ad attendere ancora un po’ (nel frattempo le code si esauriscono e l’iPhone arriva alla distribuzione tramite il web);
* qualcuno potrebbe evitare di pagare l’abbonamento ad AT&T virando su altri pacchetti pre-pagati. La cosa sarebbe riservata ad utenti morosi che non hanno criteri finanziari adeguati per poter accedere ad una promessa di abbonamento anticipato di 2 anni (ma che, nonostante tutto, non possono fare a meno di accedere al gioiellino);
* le prime impressioni sono positive: ognuno restituisce un proprio punto di vista, ma la sensazione è quella del “molto bello, ma niente di eccezionale”. Pregi e difetti ballano il solito walzer, tutto è clamorosamente normale (anche se così non avrebbe dovuto essere se, come molti promettevano, la straordinarietà avrebbe dovuto permeare sotto ogni aspetto).

Il primo giorno delliPhone

Rendere ordinario lo straordinario: è questo l’obiettivo primario del marketing. Stimolare giorno dopo giorno il ciclo virale del desiderio e delle risposte, del bisogno e dell’acquisto, è la corsa a cui le grandi aziende concorrono quotidianamente. La moda è questo: tutti vogliono differenziarsi, pur omologandosi. L’iPhone è stato in tal senso l’ennesimo successo a priori di Apple: il telefono di cui nessuno sentiva la necessità, ora è un bisogno a cui molti non riescono più a rinunciare. Non c’è costo che tenga: si vuole poter essere parte del «wow», scrivere una riga nel romanzo dell’innovazione e recitare da protagonisti almeno per un momento in un film che si suppone debba passare alla storia.

Negli States sono probabilmente tutti più garibaldini in questo delirio di massa. In Europa un maggiore equilibrio (nonostante l’imperante americanizzazione) è cosa risaputa, dunque alla prossima ondata ci saranno forse meno «wow» e più materia prima. L’iPhone sta per arrivare in Europa, ma il suo successo qui fiorirà su un contesto differente. Ci hanno volutamente lasciati un passo indietro: mentre di là finiscono le code, di qua inizia l’attesa. Godiamocela, perchè il piacere è tutto lì. WOW!

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Apple WWDC: Leopard, Safari su Windows e Web 2.0 per iPhone

June 13th, 2007

una Apple Developer Conference carica di aspettative, soprattutto
per quanto riguarda il tradizionale evento di apertura tenuto da Steve Jobs.
Molte previsioni si sono avvicendate negli scorsi giorni, in merito a quelli
che sarebbero stati gli annunci più “caldi” della conferenza
e le “one more thing” più inaspettate. Partendo da fantomatici
nuovi iMac, arrivando fino a un improbabile “iPhone@home”, una sorta
di tablet multimediale basato su alcune delle caratteristiche del cellulare
della Mela.

Le previsioni hanno però dimenticato di considerare un aspetto importante,
ovvero che la WWDC è una evento dedicato espressamente agli sviluppatori:
molto difficilmente nel corso di un evento simile Apple presenterebbe qualcosa
di strettamente legato all’ambito consumer.

E così è stato: la conferenza d’apertura si è rivelata
essere una rassegna di novità per gli sviluppatori, che hanno potuto
finalmente apprendere qualche informazione in più riguardo al nuovo sistema
operativo Mac OS X 10.5 “Leopard”, confermato per il mese di Ottobre,
e dare il benvenuto all’avvento del browser Safari su Windows.

A tenere banco nel corso dell’evento di apertura è stato, come detto,
Leopard, del quale sono state mostrate dieci delle “oltre trecento”
novità rispetto a Tiger. In realtà alcune di queste 10 novità
sono già state preannunciate nel corso della WWDC dell’anno passato,
dove fu presentato per la prima volta Leopard. Stiamo parlando di Spaces (i
desktop virtuali all’interno dei quali è possibile creare diversi spazi
di lavoro, tra i quali muoversi agevolmente), Time machine (il sistema di backup
automatizzato che si interfaccia con altri sistemi o dischi presenti in rete
o collegati via FireWire o USB) e i nuovi Widget per la Dashboard (tra cui la
possibilità di creare widget personalizzati “ritagliando” parti
di pagine web e un nuovo widget, forse solo per l’area Statunitense, che permette
di vedere trailer di film e comprare direttamente i biglietti per il cinema).

Innanzitutto le novità tecnologicamente di maggior spessore: Leopard
sarà completamente a 64-bit e potrà eseguire applicazioni 32-bit
e 64-bit una a fianco all’altra e introdurrà il nuovo Core Animation,
le API che consentono di automatizzare il flusso di creazione di una animazione,
usate in Leopard principalmente per gli effetti grafici di Spaces, Time Machine
e via discorrendo e a disposizione degli sviluppatori per la creazione di effetti
grafici di sicuro impatto.

Il lavoro più consistente che è stato condotto nel corso dello
sviluppo di Leopard riguarda l’interfaccia grafica. Mac OS X 10.5 risponde ad
una delle più grosse e condivisibili critiche mosse alla Mela nel corso
degli ultimi anni, ovvero la disomogeneità nello stile grafico delle
applicazioni. Con la nuova release viene finalmente unificato tutto, con un
aspetto che trae ispirazione da quello utilizzato per l’ultima versione di iTunes.

Il desktop è oggetto di un discreto maquillage: la barra dei menù
superiore diventa semitrasparente, il dock assume un aspetto tridimensionale,
quasi fosse una piccola mensola a sorreggere le icone delle applicazioni che
ivi decideremo di posizionare. Viene introdotto un nuovo concetto, quello degli
“Stack” (letteralmente: pila, catasta), che si incarna in un nuovo
strumento per mantenere ordinato il desktop: si tratta di particolari cartelle
situate nel dock che possono raccogliere tutti quei file che tipicamente vengono
salvati contemporaneamente sul deskop, per poì mettere lì le proprie
radici.

E’ possibile, ad esempio, definire uno Stack in modo tale che visualizzi tutti
i file scaricati dal web o gli allegati scaricati da un messaggio e-mail; accedendo
ad uno Stack questo mostrerà il proprio contenuto in una pila ordinata
di icone. Grazie agli Stack sarà quindi possibile avere a portata di
mano molti elementi senza sovraffollare il desktop di cartelle e icone.

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Le Apps di Google pronte anche per gli ISP

May 21st, 2007

Google Apps for Your Domain, la suite di servizi web 2.0 con cui
Google propone una propria versione online di Office, ora godrà di una
release specifica, indirizzata agli Internet Service Providers, che
sarà più potente e parallelamente anche più costosa: si chiama Google Apps Partner Edition
ed incorpora, sulla scia del canonico Gogle Apps For Your Domain, una
serie di soluzioni low cost per il mantenimento di servizi ai propri
sottoscrittori tramite i più popolari strumenti della grande G (la
posta di Gmail, l’agenda di Google Calendar, il messenger VoIP Google
Talk, l’editor Web Google Page Creator più una start page, gli
strumenti di produttività di Google Documents & Spreadsheets e
l’alternativa di Mountain View a PowerPoint che dovrebbe essere pronta
per l’estate).

La differenza rispetto alla suite a disposizione di tutti gli utenti a pagamento è che la versione per ISP ha potenzialità illimitate. La tariffa pagata dagli ISP non sarà ovviamente la medesima
dei privati e con tutta probabilità dipenderà dalla base di utenti,
tuttavia la soluzione sarà offerta ad un costo sensibilmente inferiore
rispetto alla concorrenza. Google spiega inoltre di non temere di
servire ISP con elevati numeri di utenza: «siamo lieti oggi di poter
fare un ulteriore passo in avanti annunciando una versione di Google
Apps disegnata appositamente per gli ISP, per i portali e per qualsiasi
altro fornitore di servizi, sia che abbia un migliaio di sottoscrittori
sia che ne abbia più di un milione» ha dichiarato ad Ars Technica Hunter Middleton il product manager di Google Apps.

Ogni cliente potrà personalizzare la sua versione dei servizi, potrà
brandizzarla e modificarla e in più, per quanto riguarda la posta di
Gmail, non sarà necessario avere spazio libero disponibile: Google si
fa carico anche del mantenimento dei server di mail.

Si segnala in queste ore anche la notizia (ancora non confermata)
riportata dal Wall Street Journal secondo la quale Google sarebbe in
trattative con Salesforce.com per offrire un servizio
congiunto. Salesforce.com è infatti uno dei nomi più importanti nel
campo della fornitura di servizi e applicazioni web-based alle aziende
del segmento corporate ed il gruppo è accomunato a Google da una
parallela concorrenza con Microsoft nell’ambito specifico.

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Auguri al Mulo

May 16th, 2007

popolare software open source di file sharing eMule ha appena compiuto 5 anni e quale migliore occasione per rilasciare anche una nuova versione dell’applicativo.

L’ultima nata (0.48a) ha risolto i problemi di installazione sul nuovo sistema operativo di casa Microsoft: Windows Vista. Sono state inoltre migliorate le funzionalità di autoconfigurazione dei router che supportano il protocollo di rilevazione UPnP.

Rispetto alla versione 0.47 sono stati apportati interventi anche al protocollo di offuscamento, che permette di rendere meno riconoscibili le trasmissioni dati di eMule, in modo da limitare i danni causati dai  rovider che bloccano il traffico generato da questo programma.

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Pubblicata la classifica dei paesi produttori di spam

May 13th, 2007

Come i precedenti anni la Sophos, società leader nel settore della sicurezza informatica, non ha dimenticato il classico appuntamento con la classifica dei 12 Paesi mondiali maggiori produttori di spam nel primo trimestre 2007.

Ecco di seguito la classifica:

* Stati Uniti 19,8%
* Cina (inclusa Hong Kong) 7,5%
* Polonia 7,4%
* Corea del Sud 7,0%
* Italia 5,0%
* Francia 4,1%
* Germania 3,7%
* Spagna 3,5%
* Brasile 3,1%
* Russia 3,0%
* India 2,8%
* Taiwan 2,5%
* Altri 30,6%

Anche in questo trimestre si riconfermano in prima posizione gli Stati Uniti, seguiti dalla Cina.

Il terzo posto della classifica se lo aggiudica la Polonia che sale nella zona alta della classifica.

L’Italia scala la vetta portandosi al quinto posto, appena sotto la Corea del sud e appena sopra la Francia.

La nostra nazione incrementa la propria percentuale da un 4,3% del 2006 a un 5% del primo trimestre 2007.

Un rincaro dello 0,7% da non prendere alla leggera.

Complessivamente c’è stato un aumento nella produzione di spam di circa il 4,2%.

Tra le tante novità bisogna citare le frodi azionarie tipo “pump-and-dump“.

Dal punto di vista pratico accade che i truffatori inviano e-mail invitando i malcapitati a investire in titoli, facendo quindi lievitare il prezzo degli stessi.

Successivamente, gli spammer vendono i titoli in loro possesso i quali di conseguenza subiscono un pesante crollo.

Lo stesso rapporto ha dato la possibilità di stilare una ulteriore classifica riguardante questa volta i continenti che hanno prodotto maggior spam.

Di seguito ecco la distribuzione geografica di spam per continente da gennaio a marzo 2007:

* Europa 35,1%
* Asia 33,4%
* Nord America 22,9%
* Sud America 6,6%
* Africa 1,4%
* Oceania 0,6%

Gaim cambia nome e diventa Pidgin

May 8th, 2007

Gaim, il popolare instant messenger open source è stato costretto a cambiare nome in Pidgin. Il motivo è da ricercare nel fatto che AOL detiene il marchio AIM e non vuole che si crei confusione tra il proprio OpenAIM e Gaim.

Google Calendar… Sms Alert

May 4th, 2007

Google ha annunciato tramite il blog ufficiale l’estensione del proprio Google Calendar. Il post, firmato dal Software Engineer Aarati Parmar Martino, preannuncia due importanti novità. Da una parte v’è l’ufficializzazione dell’uso dello strumento SMS come canale di alerting per gli appuntamenti immessi nel proprio calendario; dall’altra v’è l’estensione del sistema a 18 lingue nuove, tra le quali anche l’italiano.
Google SMS

Si inserisce un appuntamento all’interno di uno dei propri calendari; si attribuisce un orario all’evento creato; si inserisce il numero di telefono nelle apposite opzioni del proprio account. Con l’anticipo impostato manualmente, via SMS sarà possibile ricevere un avviso avente “Google” come mittente, “Promemoria” come introduzione del testo ed infine un messaggio eguale a quanto indicato nel reminder del proprio calendario. Al momento risulta esserci una piccola discrepanza a livello di fuso orario (l’appuntamento viene indicato in orario differente rispetto a quanto impostato nel calendario), ma la ricezione dei messaggi (nell’immagine) risulta comunque perfettamente funzionante e l’utilità del sistema di alerting è di indiscusso interesse potenziale.

Tra le lingue aggiunte al servizio si annoverano russo, giapponese, cinese, tedesco, francese, spagnolo: il servizio è dunque pronto ad una sperimentazione su base globale che potrebbe idealmente portare il servizio fuori dal sempiterno status di “beta”.

Un dubbio è destinato a popolare forum e newsgroup nei prossimi giorni: il sistema può essere utilizzato per ricaricare il credito di quanti ancora conservano contratti di autoricarica con i propri provider telefonici? La mancata risposta al quesito ha portato pochi mesi or sono alla decisione di interrompere un servizio similare da parte di Twitter, surclassato dalle richieste dell’utenza italiana e costretto a fermare la propria proposta a causa degli abusi. Per il servizio Google il problema è però un altro.

La questione dei costi è così affrontata tra le FAQ del servizio: «il servizio di Google Calendar è gratuito. Google non ti addebiterà nessun costo relativo alla ricezione dei promemoria via SMS. Tieni presente, comunque, che il tuo gestore di telefonia mobile potrebbe addebitarti dei costi per gli SMS che ricevi. Per domande sulle tariffe applicate per gli SMS, contatta il tuo gestore di telefonia mobile». All’atto della registrazione viene richiesto un codice di verifica, all’invio del quale TIM spiegava nel Settembre 2006 (quando il servizio venne originariamente annunciato) che «per ogni promemoria vengono applicate le tariffe standard». Il servizio, insomma, non sarebbe gratuito, ma vincolato alle tariffazioni tradizionali di invio degli SMS (a carico di chi riceve il messaggio, non di chi gestisce il calendario). Ad oggi la procedura non segnala altro che il codice di verifica, dunque nessuna nuova indicazione viene fornita relativamente agli eventuali costi del servizio.

Gli operatori certificati per l’Italia sono Telecom Italia Mobile, Vodafone, 3 e Wind.

Neverwinter Nights 2: un RPG completo

April 7th, 2007

Neverwinter Nights 2 è migliorato molto rispetto al precedente episodio.

La grafica è stata perfezionata, risultando più fluida e con personaggi più realistici. Si può notare questo non soltanto dai background ma anche dall’interfaccia generale, sicuramente più ordinata e gradevole all’occhio.

Non ci sono grandi arricchimenti invece dal punto di vista degli effetti sonori e della musica che sono praticamente identici a Neverwinter Nights. A compensare questo punto carente ci pensano le voci dei personaggi, ben realizzate e completamente in italiano.

Per quanto riguarda il gioco vero e proprio, sono stati fatti grandi passi avanti nella scelta del personaggio. E’ possibile selezionare più razze e sottorazze. Inoltre, sono state aggiunte nuove classi di prestigio ed ogni classe ha le sue peculiarità.

La grande novità del gioco è che si possono scegliere i compagni con cui viaggiare. Questi non saranno soltanto di supporto come nel precedente episodio. In Neverwinter Nights 2 i compagni avranno un ruolo determinante. Il giocatore potrà guidare e personalizzare i compagni, che potranno essere influenzati negativamente o positivamente dalle nostre azioni.

Nonostante duri molto più a lungo, Neverwinter Nights 2 è molto più scorrevole del precedente episodio. La sequenza dei fatti è quasi lineare, infatti non vi è una presenza eccessiva di sottoquest. Questo è un punto positivo poiché non devia il giocatore dall’obiettivo del gioco.

Concludendo, Neverwinter Nights 2 è un vero e proprio RPG completo: trama avvincente, personaggi vivi e reali, dialoghi scorrevoli e sviluppo del personaggio.

Other Tips

March 29th, 2007

Tip #1: Don’t put ads on empty pages.

When I reworked my site, I built a skeleton set of pages that had no content, just titles and some meta tags. I displayed ads on those pages, however. Although all you see are public service ads at first, the very act of displaying ads on a page causes the AdSense web crawler to quickly fetch that page for analysis. A page with good content will thus begin showing relevant paying ads fairly quickly.

If you don’t have any content, then, Google will have to guess as what your page is about. It may guess wrong, and so the ads that it displays may not be relevant. You’ll have to wait until Google re-crawls the site for the ads to correct themselves. Here is what Google had to say when I asked them about how often the AdSense crawler updates a site:

Thank you for taking the time to update your site. New ads will start appearing on your site the next time our crawler re-indexes your site. Unfortunately at this time, we are unable to control how often our crawlers index the content on your site.

Crawling is done automatically by our bots. When new pages are added to your website or introduced to the AdSense program, our crawlers will usually get to them within 30 minutes. If you make changes to a page, however, it may take up to 2 or 3 weeks before the changes are reflected in our index. Until we are able to crawl your web pages, you may notice public service ads, for which you will not receive any earnings.

It’s better to flesh out the page before you start displaying ads on it.
Tip #2: Don’t be afraid to ask questions

If you’re wondering about something, don’t be afraid to ask Google. So far, they’ve always responded to my questions within a working day. There are two email addresses to use, depending on the type of question:
Please feel free to email us at adsense-tech@google.com if you have additional technical questions or concerns. For general program or account questions, please email adsense-support@google.com.

Their responses are always very polite, and they appreciate getting problem reports and suggestions.
Tip #3: Avoid non-English characters on English pages

This one is a bug, to be honest. My surname is French, and I prefer to write it out correctly with the accent grave on the first “e”. Every page on my site would then include at least two accented letters, because my name shows up twice in the footer. On some pages my name shows up two or three more times.

Normally, this wouldn’t be an issue. But on some pages the presence of the accented characters is enough to cause AdSense to display non-relevant ads in French. This happens whether the browser indicates a preference for French or not. When I reported this to Google, this is the answer they gave me:

Hello Eric,

Thank you for bringing this issue to our attention.

We are currently working as quickly as we can to address this problem. As soon as we have more information for you, we will email you again.

We appreciate your patience.

Sincerely,

The Google Team

Until this is resolved, I’ve decided to strip out all accents except on the pages that are actually in French.
Tip #4: Check your keyword density

Although Google doesn’t release exact details as to how they determine the ads to serve on a given page, they do tell us that it’s the text content of the page that matters, not the meta tags. Before serving ads on a page, then, you might want to check its keyword density. A good, free tool for doing this is found here:

http://www.ranks.nl/tools/spider.html

This lets you fine-tune the page before exposing it to the AdSense crawler.